Dopo milioni e milioni di partite giocate a scacchi, è oramai diventato piuttosto evidente che avere la possibilità di giocare la prima mossa della partita rappresenta un vantaggio indiscutibile.

Il dilemma della prima mossa
Possedere il bianco, infatti, fà pendere dalla propria parte l’ago della bilancia della valutazione posizionale, anche se solo dal punto di vista statistico. Utilizzando un database aggiornato con circa 4.5 MLN di partite, ho potuto appurare come la distrubuzione del risultato finale, in funzione del colore, sia evidentemente sbilanciata a favore del bianco:
- il bianco vince nel 38.8% dei casi
- il nero vince nel 31.3% delle partite
- il restante 29.9% delle partite finisce in parità;
Il bianco vince mediamente circa otto partite di più, ogni cento disputate. Una bella differenza, non c’è che dire!
Assodato che, dal punto di vista statistico-sperimentale, conviene sposare la causa del primo giocatore, che mossa scegliere? Qual’è la mossa iniziale che ci consente di sfruttare a pieno il tratto?
Beh, Fischer su questo quesito non avrebbe alcun dubbio e risponderebbe, istantaneamente:”1.e4″, facendo seguire la risposta da due punti esclamativi. Per il campione americano “1.e4!!” rappresentava “la mossa migliore, sperimentalmente”..Eppure, strano a dirsi, la statistica afferma tutt’altro! Ecco i risultati della consultazione del database-oracolo, ottenuti filtrando le sole partite con 1.e4 giocate da avversari con elo superiore a 2300 punti (per dare spessore alla statistica)
- nel 32.3% vince il bianco
- il 44% delle partite con 1.e4 finisce in parità
- nel restante 23.7% delle partite con 1.e4 vince il nero
Sebbene quindi il nero vinca meno rispetto alle statistiche generali del gioco, dopo 1.e4 la possibilità che la partita finisca in parità sale dal 29.9% al 44%, e ciò quasi tutto a discapito delle possibilità di vittoria del bianco, che scendono dal 38.8% al 32.3%! Altro che mossa migliore (Bobby, perdonami per aver messo in dubbio la tua Parola)!
Vediamo come vanno le cose dopo una mossa come 1.c4 (sempre considerando il filtro “elo>2300″):
- il bianco vince nel 32.3% dei casi
- il 46.7% delle partite finisce in parità
- il nero vince nel 21% restante dei casi.
Le possibilità di vittoria del bianco dopo 1.e4 sono praticamente identiche a quelle che egli possiede dopo 1.c4, anche se in quest’ultimo caso le probabilità che la partita finisca in parità aumentano sensibilmente! Al nero invece, dopo 1.c4, non rimane che pregare per sperare in una vittoria, che arriva solamente 1 volta su 5!
Infine, vediamo cosa accade nel caso in cui il primo giocatore opti per una partita di donna con 1.d4, scelta che ultimamente va per la maggiore tra i top player mondiali:
- il bianco vince il 32.9% delle partite disputate
- il 45.7% delle partite finisce in parità
- il nero vince nel restante 21.4% dei casi.
Dal punto di vista puramente statistico dunque, la mossa 1.d4 offre al bianco le migliori prospettive di vittoria rispetto alla più blasonata 1.e4 e alla principale alternativa 1.c4.
Ciò che colpisce di più delle statistiche presentate, è la variabilità della percentuale di partite che finiscono con la firma dell’armistizio, in funzione della forza dei due avversari.
Considerando la totalità di 4.5 MLN di partite (associate ad una media elo di 2203 punti), circa il 30% delle partite finisce in parità. Se si limita la ricerca alle partite giocate tra forti scacchisti (elo>2300) la percentuale di patta sale al 39%, per arrivare infine al 43% tra giocatori di classe mondiale (elo>2600).
Fermo restando che gli scacchi non sono ancora un gioco “risolto” come la dama, è molto probabile che nel futuro assisteremo ad una inesorabile salita della percentuale di patte nel gioco, se non addirittura alla completa soluzione della partita a scacchi da parte di qualche mostro al silicio dal nome altisonante tipo “MareMagnum 11.0″ o “Move&Draw”…
Tranquilli, nel frattempo ci rimane ancora una vita da dedicare al nostro gioco!